Il Cassaro

Il Càssaro è la strada più antica di Palermo.

 

La strada venne tracciata con la creazione stessa della città da parte dei Fenici, e tagliava in due parti l'agglomerato collegando l'originario porto alla necropoli posta subito alle spalle della città.[2][3] In epoca araba divenne l'asse principale tipico dell'urbanistica araba dal quale si diramano le varie strade secondarie o darbi che si innestavano a questa ortogonalmente e che poi vanno a intricarsi nel territorio terminando negli aziqqa, vicoli ciechi tipici del centro cittadino. La modifica più importante al suo tracciato si ebbe nella seconda metà del Cinquecento, periodo in cui la città è capitale del viceregno spagnolo. Il progetto, probabilmente definito sin dall'inizio ma attuato in diverse fasi, prevedeva la rettifica e l'allargamento della strada fino a piazza della Marina. I lavori, con l'autorizzazione del viceré Garcia di Toledo, iniziarono nel 1567: si iniziò con la rettifica della facciata meridionale fino a porta dei Patitelli, poi con una massiccia opera di sventramenti, avvenuta in due fasi, per raggiungere piazza marina ed infine con la rettifica della facciata settentrionale. Lo sviluppo di questa "strada nuova", fu supportata attivamente dalla nobiltà palermitana che non solo contribuì alla realizzazione, ma creò anche spazi nuovi, come l'apertura di Piazza Aragona (successivamente Bologna, o dei Bologna, volgarmente chiamata Bologni) o Piazza Pretoria. Nel 1577 i lavori non erano ancora del tutto ultimati, e l'originale progetto fu totalmente stravolto nel 1581 dal viceré Marcantonio Colonna che prolungò la strada fino alle mura aprendola sul mare con Porta Felice.

 

Museo Diocesano di Palermo
Museo Diocesano di Palermo

Il nome di Càssaro deriva dall'antico nome arabo al Qasr (la fortificata), infatti questa zona, durante la dominazione araba, venne fortemente fortificata.[2]Durante il Medioevo assunse anche il nome di Via Marmorea o al balat in arabo, parola rimasta nell'uso comune siciliano ad indicare il marmo e i basoli. Nel tardo cinquecento, periodo del viceregno, assunse anche il nome di Via Toledo in onore del Viceré Garcia de Toledo, uno dei principali artefici della rettifica della strada. Il nome Cassaro si mantenne tale per lungo periodo, solo dopo l'unificazione dell'Italia lo storico nome venne cambiato in Corso Vittorio Emanuele, anche se il vecchio nome viene ancora utilizzato.

La strada si presenta perfettamente dritta da Porta Nuova a monte, a Porta Felice quasi sul mare, presenta una leggera discesa digradante verso il mare. Durante tutto il suo percorso troviamo molte strade che confluiscono in essa ma solo due la attraversano, via Maqueda, con la quale forma il famoso incrocio di epoca barocca, e via Roma.

Il "Piano del Palazzo", in una incisione della seconda metà del XIX secolo
Il "Piano del Palazzo", in una incisione della seconda metà del XIX secolo
Ex Ospedale San Giacomo, oggi sede di alloggi, prima del "Palazzo Ministeri" (già Provveditorato agli Studi e oggi abbandonata proprietà dell'ARS, non della Regione) e dell'antico "Seminario", oggi Facoltà Teologica.
Ex Ospedale San Giacomo, oggi sede di alloggi, prima del "Palazzo Ministeri" (già Provveditorato agli Studi e oggi abbandonata proprietà dell'ARS, non della Regione) e dell'antico "Seminario", oggi Facoltà Teologica.